Transizione Ecologica Aperta (TEA), al via gli incontri

Un progetto di comunicazione e dialogo creato da ISPRA per informarsi e discutere delle opportunità del Recovery Fund europeo per il futuro dell’ambiente italiano.
Nell’ambito del progetto, ISPRA ha organizzato un ciclo di incontri territoriali con il contributo di alcune ARPA, che vede mondo delle imprese e delle associazioni imprenditoriali a confronto con la società civile e con il sistema pubblico, nell’ottica di fornire spunti per il Recovery Plan italiano e discutere sul punto della semplificazione dei processi autorizzativi dei quali si dovrà occupare il Ministero della Transizione Ecologica.

Scopo degli incontri è il miglioramento della collaborazione fra imprese, sistema pubblico per fare sì che la realizzazione dei progetti avvenga “presto e bene”, cioè nel rispetto dei tempi e garantendo i massimi livelli di tutela.

Appuntamenti in programma

  • Economia circolare a cura di ARPA Lombardia – 29 marzo ore 11:00
    Programma
  • Industria per l’ambiente a cura di ARPA Puglia – 29 marzo ore 15:00
    Programma
  • La transizione energetica a cura di ARPA Lazio – 30 marzo ore 11:00
    Programma
  • Autorizzazioni e controlli partecipati a cura di ARPA Basilicata e ARPA Marche – 30 marzo ore 15:00
    Programma
  • Infrastrutture e uso del territorio a cura di ARPA Liguria – 31 marzo ore 11:00
    Programma
  • Il monitoraggio ambientale dallo spazio a cura di ARPAE Emilia-Romagna – 31 marzo ore 15:00
    Programma

Sarà possibile seguire i seminari e porre domande ai relatori collegandosi su:

www.ricicla.tv

https://www.youtube.com/c/ISPRAVideoStreaming/videos

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Fonte: Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente

Clima, cibo e conflitti: alle radici di un legame complesso

In che modo le risorse alimentari possono incidere sui conflitti? Uno studio realizzato con il contributo della Fondazione CMCC e di CMCC@Ca’Foscari mette in luce come l’effetto combinato di eventi climatici estremi e del concentrarsi della produzione agricola, aumenti del 14% la probabilità che s’inneschi un conflitto nei Paesi con un’economia ancora fortemente dipendente dall’agricoltura.

Esiste un sostanziale accordo fra gli esperti sul ruolo chiave di variabilità climatica e scarsità di cibo nell’innescare conflitti violenti, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, che sono fortemente dipendenti dall’agricoltura, sopportano il peso maggiore degli impatti dei cambiamenti climatici, e hanno spesso una triste eredità di conflitti. Nonostante ciò, solo un numero piuttosto limitato di studi ha esaminato il modo in cui le risorse alimentari influenzino i conflitti violenti.

In una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Peace Research, un team di ricercatori della Uppsala University, Università Ca’ Foscari di Venezia, Commissione europea – Joint Research Centre –JRC, e CMCC@Ca’Foscari – partnership dell’Università Ca’Foscari Venezia e della Fondazione CMCC -, esplora le relazioni complesse che intercorrono tra variabilità climatica, produzione agricola e insorgenza dei conflitti.

Gli autori hanno ipotizzato che la diversa distribuzione spaziale della produzione agricola all’interno dei Paesi sia un fattore rilevante nel determinare un impatto della variabilità climatica su guerre e conflitti in Paesi fortemente dipendenti dall’agricoltura. “La principale assunzione alla base di questo studio”, spiega Paola Vesco, ricercatrice alla Uppsala University e affiliata alla Divisione CMCC ‘Economic analysis of Climate Impacts and Policy’ (ECIP), “si articola in tre passaggi, dagli eventi climatici ai conflitti. In primo luogo, gli impatti negativi della variabilità climatica aumentano la concentrazione spaziale della produzione agricola sul territorio. Secondo, la distribuzione spaziale della produzione agricola, una misura del modo in cui l’accesso al cibo e le condizioni di sussistenza varino nelle diverse aree, rappresenta un fattore rilevante nel determinare l’impatto dei cambiamenti climatici sui conflitti in Paesi fortemente dipendenti dall’agricoltura. Terzo, l’effetto combinato di eventi climatici estremi e la concentrazione spaziale della produzione agricola aumenta la probabilità d’insorgenza dei conflitti.”

Per saggiare questa ipotesi, gli autori hanno realizzato una stima della distribuzione spaziale delle colture (con l’uso di un indice di produzione agricola, una buona misura delle condizioni di vita e di accesso al cibo delle popolazioni, ndr), ovvero una valutazione di quanto la produzione agricola si concentri o sia diffusa nelle diverse località, esaminando come la distribuzione spaziale delle risorse agricole modelli gli effetti del clima sui conflitti nel corso del tempo.

“Il nostro metodo”, spiega Malcolm Mistry, ricercatore e docente all’Università Ca’Foscari di Venezia e research affiliate della Fondazione CMCC, “ci permette di esaminare direttamente gli effetti dei cambiamenti climatici estremi sulla distribuzione spaziale della produzione agricola, all’interno dei vari Paesi e nel corso del tempo, e quindi di esaminare come la distribuzione spaziale delle risorse agricole determini gli effetti del clima sui conflitti, nelle varie epoche. La nostra analisi riesce a catturare la dimensione spaziale della vulnerabilità legata alla produzione agricola, esplorando se l’effetto della distribuzione geografica della produzione agricola possa avere un peso nei conflitti. Abbiamo scoperto che gli effetti del clima sono particolarmente negativi in quei Paesi che dipendono dall’agricoltura e dove la produzione alimentare si concentra in poche aree.”

I risultati infatti mostrano come gli impatti negativi della variabilità climatica portino a un aumento della concentrazione spaziale della produzione agricola nei vari Paesi. Ciò, unito agli effetti degli eventi climatici estremi, aumenta la probabilità d’insorgenza di un conflitto fino al 14% nei Paesi dipendenti dall’agricoltura.

“È probabile che gli shock climatici alla produzione agricola influenzino le condizioni di sussistenza sia direttamente, attraverso cambiamenti nella disponibilità e nell’accesso al cibo, sia indirettamente, attraverso cambiamenti correlati al reddito agricolo, alle fluttuazioni dei prezzi dei prodotti alimentari e alle variazioni del potere d’acquisto dei consumatori”, aggiunge Mistry. “Le perdite agricole causate dagli shock climatici, distribuite in modo non uniforme, porteranno pertanto a disuguaglianze in termini di diritti alimentari e condizioni di vita tra le diverse aree e le diverse comunità. Per questo motivo, i conflitti tenderanno a verificarsi in quelle aree dove si registrerà un’aumentata domanda e una minore offerta di risorse alimentari.

La competizione per le risorse può portare anche a un aumento dei flussi migratori, e le migrazioni climatiche possono andare a peggiorare la competizione per le risorse nelle aree di destinazione, favorendo tensioni politiche o su base etnica tra i migranti e le comunità ospiti, aumentando la probabilità di conflitti. Questo è successo, per esempio, durante la guerra civile in Darfur: il relativo impoverimento e deteriorarsi delle risorse in alcune regioni rispetto ad altre, ha innescato dei movimenti migratori da parte dei gruppi più colpiti verso le regioni con una maggiore abbondanza di risorse, favorendo quindi l’insorgenza di reciproche accuse di sfruttare eccessivamente le risorse locali, e rinforzando preesistenti contrasti etnici e sociali, contribuendo così allo scatenarsi di conflitti nella regione.”

Più in generale, gli autori sottolineano come sia probabile che differenze nell’accesso al cibo nelle diverse regioni possano innescare proteste attorno a preesistenti motivi di contrasto, non necessariamente legati a questa problematica. All’opposto, istituzioni e governi più efficienti possono mediare le conseguenze negative dei cambiamenti climatici e attenuare le tensioni, assicurando una più equa gestione e distribuzione delle risorse. “In quest’ottica”, conclude Vesco, “l’analisi sarà estesa per esaminare anche come i fattori socio-economici e le caratteristiche istituzionali possano influenzare il nesso tra clima, distribuzione spaziale delle colture e insorgenza dei conflitti.”

Leggi la versione integrale dell’articolo:

Climate variability, crop and conflict: Exploring the impacts of spatial concentration in agricultural production

Vesco P., Kovacic M., Mistry M., Croicu M.

2021, Journal of Peace Research, Vol 58, 1, 98-113, DOI: 10.1177/0022343320971020

 

Comunicato stampa Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici

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Mauro Buonocore – CMCC – mauro.buonocore@cmcc.it

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Laura Caciagli – CMCC – laura.caciagli@cmcc.it

mob. + 39 3315494605

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23 marzo: Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare

Un panel di alto livello per la Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare, prevista il prossimo 23 marzo, che vedrà, tra gli altri, la partecipazione del Ministro per la transizione ecologica Cingolani, del segretario generale Cgil Landini e dell’eurodeputata Simona Bonafè, per la presentazione del Rapporto sull’economia circolare in Italia 2021 e per un aprire un confronto sul ruolo dell’economia circolare per la transizione alla neutralità climatica.

L’appuntamento per la 3° Conferenza Nazionale è il prossimo 23 marzo, dalle 10.00 alle 12.00, in diretta streaming dai canali ufficiali del Circular Economy Network.

Durante l’evento verrà presentato il Rapporto sull’economia circolare in Italia 2021, elaborato dal Circular Economy Network in collaborazione con Enea, il cui focus tematico, quest’anno, è il rapporto tra economia circolare e transizione alla neutralità climatica.

Il rapporto farà, inoltre, il punto della situazione aggiornando dati e proposte, anche alla luce del nuovo Piano di azione europeo per l’economia circolare. Saranno presentati gli indicatori e i numeri che consentono di misurare lo stato di avanzamento della circolarità nell’insieme dell’economia italiana e di profilare le azioni necessarie al raggiungimento della neutralità climatica in relazione alle sfide ambientali e al Green Deal.

Alla vigilia del lancio del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza quali sono le priorità per rilanciare l’economia circolare? Quali sono le principali sfide da affrontare? È in che modo lo sviluppo dell’economia circolare può contribuire anche al raggiungimento degli obiettivi sul clima.

La Conferenza vedrà l’apertura dei lavori con Luca Dal Fabbro, Vice Presidente Circular Economy Network e dalla presentazione del Rapporto da parte di Edo Ronchi, Presidente Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Verrà poi avviato un confronto su questi temi, di grande valore strategico per il nostro Paese.

Moderati da Andrea Purgatori (Giornalista LA7) ne discuteremo con il Ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani, con Maurizio Landini (Segretario generale, CGIL), Simona Bonafè (Parlamento Europeo), Stefano Ciafani (Presidente Legambiente), Maria Cristina Piovesana (Vice Presidente per l’Ambiente, Confindustria), Roberto Morabito, Presidente ICESP e Direttore dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali, Enea.

Vedi il programma di dettaglio
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Comunicato stampa Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

Venerdì 19 marzo evento online “Foreste e cambiamento climatico: due sfide per il futuro” con Giorgio Vacchiano e Federica Gasbarro

Prima che la pandemia entrasse prepotentemente nelle nostre vite, gli occhi del mondo erano puntati sui numerosi incendi che stavano devastando secolari foreste in Brasile, Australia, Siberia e in tante altre parti del mondo. Prima che la pandemia avesse inizio, migliaia di giovani e non solo manifestavano nelle piazze di tutto il mondo la loro preoccupazione per gli effetti del cambiamento climatico e l’immobilismo dei governi.

Per ricordare dove eravamo rimasti e ragionare sulle tante cose ancora da fare per contrastare il riscaldamento globale in corso, l’associazione culturale “il Taccuino di Darwin” ha organizzato l’evento online “Foreste e cambiamento climatico: due sfide per il futuro”.

I protagonisti dell’appuntamento – in programma venerdì 19 marzo e trasmesso sul sito e sul canale Youtube dell’associazione – saranno Giorgio Vacchiano, ricercatore indicato dalla rivista Nature come uno degli 11 scienziati emergenti nel mondo, docente di pianificazione e gestione forestale all’Università Statale di Milano, autore del libro “La resilienza del bosco”; e Federica Gasbarro, scrittrice e attivista per l’ambiente, autrice dei libri “Diario di una striker” e “Covid-19 e cambiamento climatico”, scelta dalle Nazioni Unite per rappresentare la sua generazione al vertice sul clima tenutosi a New York.

Durante l’evento si discuterà del fondamentale ruolo delle foreste e della divulgazione nella lotta al cambiamento climatico. L’appuntamento è per venerdì 19 marzo alle ore 18 sulla piattaforma Zoom e sui canali web dell’associazione. Per aggiornamenti e info: http://www.iltaccuinodidarwin.com

Cambiamenti climatici, gli scenari per l’Italia

I ritratti del clima atteso per l’Italia nei prossimi decenni: sessanta mappe, dieci indicatori, due scenari, tre periodi fino al 2100 per avere un’immagine di cosa ci dicono i modelli climatici del nostro paese. La Fondazione CMCC pubblica gli scenari climatici per l’Italia, un lavoro in divenire, frutto di una ricerca continua che lavora per migliorare la definizione e il dettaglio dei dati da rendere disponibili.

Una fotografia del clima atteso per l’Italia nei prossimi decenni presentata con una serie di mappe che sono a disposizione sul sito della Fondazione CMCC – Centro Euro-mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e che ritraggono il clima atteso fino alla fine del secolo. Molto dipenderà dalle scelte che si faranno in termini di percorsi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti, molto dipenderà da quanto la comunità internazionale saprà decidere al fine di contenere l’innalzamento della temperatura media del pianeta e le conseguenze che questo innalzamento comporta su diverse scale geografiche.

Queste mappe rappresentano uno strumento a disposizione di chiunque intenda conoscere di più  dei risultati della ricerca scientifica, soprattutto alle porte di un anno che si preannuncia molto intenso per i negoziati sul clima e che segna una serie di tappe in cui l’Italia ha un ruolo di primo piano (dalla presidenza del G20 fino ad ospitare gli eventi preparativi – Pre-Cop e la Cop dei giovani – della COP26 che si terrà Glasgow nel 2021).

I dati climatici pubblicati integrano le informazioni contenute nel Rapporto “Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in Italia”, e sono presentati in una forma fruibile che consente agli utilizzatori di navigare tra 10 indicatori climatici, due diversi scenari e tre periodi in cui sono suddivisi i decenni che ci dividono dal 2100.

“La scelta di questi indicatori e degli scenari si basa sulle richieste che abbiamo ricevuto in questi anni per la creazione degli scenari sull’Italia da parte di diversi ricercatori ed enti pubblici e privati che studiano gli impatti del cambiamento climatico sull’Italia” – spiegano Paola Mercogliano e Giuliana Barbato, che al CMCC si occupano dello sviluppo e dell’applicazione di modelli climatici su scala locale. “Si tratta comunque di una prima selezione che contiamo di arricchire nei prossimi mesi sempre sulla base delle nostre attività di ricerca e dell’interazione con la comunità che usa tali dati. Inoltre, attualmente stiamo lavorando allo sviluppo di nuove simulazioni con una risoluzione più elevata che consente, ad esempio, una miglior caratterizzazione delle aree urbane. Da queste simulazioni ci aspettiamo una miglior capacità di rappresentare sia contesti specifici, come quelli urbani, ma anche le scale subgiornaliere e gli eventi estremi. Speriamo quindi nei prossimi mesi di poter mettere a disposizione della comunità anche questi dati”.

Gli scenari climatici per l’Italia sono frutto di attività ricerca scientifica che ha utilizzato il Modello Climatico Regionale COSMO-CLM in una particolare configurazione specifica per l’Italia, sviluppata appositamente dalla Fondazione CMCC che è al lavoro per produrre nuove informazioni e nuovi scenari con un più elevato livello di dettaglio. Le mappe pubblicate, infatti, saranno aggiornate in futuro, poiché sono da intendersi come il frutto di una ricerca continua volta a migliorare la definizione dei dati prodotti e fornire così un supporto ancora più avanzato nella valutazione degli eventi estremi attesi per i prossimi decenni.

“Sono molteplici gli utilizzatori che possono essere interessati a questi dati e dalle mappe” – continuano Mercogliano e Barbato. “Sono a disposizione per le istituzioni e per chi si occupa di fare pianificazione a livello locale, ad esempio comuni e regioni, con cui abbiamo avuto diverse esperienze di collaborazione per quanto riguarda la definizione di strategie di adattamento, ma anche enti privati interessati a definire procedure per la valutazione del rischio climatico per i loro specifici settori. I dati sono ovviamente a disposizione per ricercatori che studiano gli impatti del cambiamento climatico su diversi settori quali l’agricoltura, la salute, il rischio geo-idrologico dalla scala locale a quella nazionale. Inoltre, anche al di fuori di uno specifico interesse personale, chiunque fosse interessato ad accrescere la propria conoscenza sul futuro dei cambiamenti climatici in Italia può trovare nel sito del CMCC un punto di riferimento costante”.

Pubblicati online in forma di mappe, i dati sugli scenari climatici per l’Italia sono disponibili per chiunque volesse disporne in altri formati. Ulteriori informazioni su come avere i dati sono accessibili inviando una mail ai contatti evidenziati nella pagina degli Scenari Climatici per l’Italia.

 

Comunicato stampa Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici

Mauro Buonocore – CMCC

mauro.buonocore@cmcc.it

www.cmcc.it

15 dicembre: presentazione del Rapporto ASviS su territori e sviluppo sostenibile

Si terrà martedì 15 dicembre alle ore 11.00, in diretta streaming, l’evento di lancio del Rapporto ASviS “I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”. Per la prima volta, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile presenta un’analisi sulla sostenibilità dei territori.

Con la redazione di questo documento, l’ASviS mette a disposizione dei decisori e del pubblico in generale uno strumento che, attraverso indicatori statistici elementari e compositi, misura e analizza il posizionamento di regioni, province e città metropolitane, delle aree urbane e dei comuni, rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Il Rapporto rappresenta una modalità innovativa per comprendere se e in che misura le diverse aree del Paese si stanno muovendo su un sentiero orientato alla sostenibilità economica, sociale e ambientale, a soli 10 anni dalla scadenza fissata dal piano d’azione delle Nazioni Unite, firmato da 193 Paesi, Italia compresa.

Il testo arricchisce e integra l’analisi condotta nel Rapporto ASviS 2020 pubblicato l’8 ottobre in occasione della conclusione del Festival dello sviluppo sostenibile. Offrendo una base informativa unica, il documento intende stimolare quel processo di “territorializzazione dell’Agenda 2030” suggerito dall’Onu, dall’Ocse e dalla Commissione europea, proprio mentre il Governo sta lavorando alla definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da finanziare con i fondi del Next Generation EU e si sta predisponendo l’accordo di partneriato per i fondi europei destinati ai diversi territori italiani.

Il Rapporto sui territori contiene anche un’analisi delle disuguaglianze territoriali in Italia, con particolare attenzione al Sud e alle aree interne, e presenta le proposte elaborate dall’ASviS alla luce delle linee guida del Pnrr per indirizzare il percorso di ripresa in una logica di sviluppo sostenibile. Inoltre, presenta casi concreti di buone pratiche messe in campo da attori istituzionali e non.

All’incontro, che cade in concomitanza con il 50esimo anniversario della nascita delle Regioni (istituite nel 1970), interverranno rappresentanti delle istituzioni nazionali, regionali e locali. L’evento, patrocinato dalla Rai, vedrà la collaborazione di Ansa e Tgr in qualità di Media parter. Sarà possibile seguire la diretta streaming non solo sui canali dell’Alleanza asvis.it, pagina Facebook e Youtube ASviSma anche su ansa.it e su ilsole24ore.com.

Programma

11:00 – 11:20   Interventi di apertura

Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati

Pierluigi Stefanini, Presidente dell’ASviS

11:20 – 13:00    I territori e lo sviluppo sostenibile

Introduce: Walter Vitali, Direttore di Urban@it, Coordinatore del Gruppo di lavoro sul Goal 11 dell’ASviS

Modera: Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS

Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province  Autonome

Anna Lisa Boni, Segretaria Generale di Eurocities

Giuseppe Camilleri, Senior Consultant UNDP/Art Brussels

Ilaria Caprioglio, Sindaca di Savona

Michele de Pascale, Sindaco di Ravenna, Presidente dell’Unione Province d’Italia

Laura Lega, Segretario Generale dell’Associazione nazionale dei funzionari dell’amministrazione civile dell’Interno

Giuseppe Provenzano, Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale

 

Comunicato stampa Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

Green Economy Report di CONAI

Il prossimo 3 dicembre, alle ore 14.30, sarà presentato il nuovo Green Economy Report di CONAI, elaborato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in diretta su RiciclaTV, visibile dalla home page www.ricicla.tv.

La presentazione sarà l’occasione per scoprire i numeri della filiera del riciclo e i risultati in termini di benefici ambientali che il sistema rappresentato da CONAI e dai Consorzi di filiera ha portato al pianeta nel 2019.

Il presidente del Consorzio Nazionale Imballaggi Luca Ruini e il presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi illustreranno il documento, iniziando con un quadro sulla situazione del recupero dei rifiuti di imballaggio in Italia: un paese che traina il sistema dell’economia circolare europea con una percentuale di riciclo del 70% e un recupero complessivo che supera l’80%.

Saranno analizzati flussi e attività regionali, a cominciare dal totale dei rifiuti di imballaggio (oltre 5 milioni di tonnellate) conferiti in convenzione ANCI-CONAI nel 2019 per arrivare ai corrispettivi riconosciuti ai Comuni italiani, ai progetti per le aree in ritardo e al valore economico destinato dal sistema CONAI a supporto dell’attività di gestione dei rifiuti.

Il cuore della presentazione del Green Economy Report, elaborato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, sarà ovviamente la quantificazione dei benefici ambientali generati dal sistema: non solo i quantitativi di materia prima risparmiata, ma anche energia primaria risparmiata, emissioni di CO2 evitate e indotto economico generato dalla filiera (che nel 2018 superava già il mezzo miliardo di euro).

Non mancherà un’analisi sugli effetti dell’emergenza sanitaria e sull’impatto del COVID-19, con un focus sull’anno che sta per concludersi: saranno illustrati gli effetti della pandemia e i rischi cui è stata esposta la filiera del riciclo durante il primo lockdown, ma la presentazione sarà anche l’occasione per capire come il sistema consortile abbia retto quest’urto e come sia stato possibile mandare avanti le attività di raccolta mantenendo stabili (o addirittura in crescita) i quantitativi di materiali conferiti.

Fonte: Comunicato Stampa Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

10 dicembre: presentazione del rapporto annuale sul riciclo ed il recupero dei rifiuti “L’Italia del riciclo 2020”

L’Italia del Riciclo 2020, il rapporto annuale sul riciclo ed il recupero dei rifiuti, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e FISE UNICIRCULAR, giunge quest’anno alla undicesima edizione.

L’evento di presentazione del Rapporto, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e di Ispra, si terrà il 10 dicembre 2020, dalle ore 10.00 alle ore 12.30, e verrà trasmesso in live streaming.

L’undicesima edizione dell’Italia del Riciclo mette in luce i trend del settore e fornisce una prima panoramica degli effetti della pandemia sulle attività connesse al riciclo dei rifiuti urbani e speciali in Italia, sulle misure adottate e sulle proposte per uscire dalla situazione emergenziale.

Per i Consorzi e le imprese la priorità nei mesi di emergenza e nei successivi è stata quella di garantire il ritiro dei rifiuti su tutto il territorio nazionale e continuare ad avviarli a riciclo cercando di evitare la saturazione degli impianti e la crisi del sistema, ma tra gli effetti a medio termine dell’epidemia ci sono sicuramente i ritardi, i rallentamenti e i tagli degli investimenti programmati nel settore dei rifiuti. Servono quindi azioni di stimolo per il riciclo e per l’economia circolare di cui si parlerà durante l’evento.

Il programma dell’evento sarà disponibile a breve, nel frattempo potete segnare la data in agenda.

Per ricevere gli aggiornamenti e le info sulla diretta streaming iscriviti al seguente link:

Form di Registrazione Online | Link 

Fonte: Comunicato stampa Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

Presentazione del Report SNPA “La qualità dell’aria in Italia – I edizione 2020”

Il 1 dicembre in diretta streaming sarà presentato il rapporto nazionale di sistema sulla qualità dell’aria, alla sua prima edizione.
Il volume, realizzato nell’ambito delle attività del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), descrive lo stato e il trend dell’inquinamento atmosferico in Italia nel periodo 2010 – 2019 e contiene una serie di monografie di approfondimento utili alla comprensione dei fenomeni e delle tendenze in atto.
Un capitolo è dedicato alla qualità dell’aria in Italia durante il lockdown.

Segui la diretta

Programma

Leggi il Rapporto

Fonte: ISPRA

Fiera AMBIENTE LAVORO al via l’edizione digitale dal 1­ al 3 dicembre

Ambiente Lavoro, il Salone della Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, organizzato da Bologna Fiere in collaborazione con Senaf è giunto al suo trentesimo compleanno. Sarà però un compleanno a distanza. Infatti, la tre giorni bolognese in calendario dal 1° al 3 dicembre prossimi, ha scelto di esserci in sicurezza: dalla piattaforma https://digital.ambientelavoro.it/login sarà possibile seguire tutte le attività della prossima imminente edizione digitale, iscriversi ai convegni e conoscere, nella sezione dedicata alle aziende, tutto quanto il mercato offre in termini di prodotti e servizi dedicati alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Anche, e soprattutto, alla luce della nuova emergenza da Covid-19.
E non poteva che essere questa la scelta per una manifestazione che da trent’anni si impegna nella diffusione di una maggiore consapevolezza dei rischi negli ambienti di lavoro. Non per questo però sarà penalizzata la sezione convegnistica e quella destinata alla formazione, anche alla luce della pandemia da Covid-19, a cominciare dalle nuove forme di lavoro a distanza che sembrano destinate, per gli indiscutibili vantaggi che portano con sé -minor impatto ambientale, maggiore flessibilità di orario e maggiore compatibilità tra lavoro e organizzazione della famiglia-, a consolidarsi anche una volta superato lo stato di emergenza. Ma lo smartworking non è certo pratica priva di rischi per la salute fisica e mentale dei lavoratori. Quali sono quindi i pericoli delle nuove forme di lavoro a distanza e quali nuove regole saranno necessarie per tutelare il lavoratore? E’ questo il tema del seminario Il Lavoro AGILE o Smart Working visto dagli ERGONOMI, organizzato da SIE – Società Italiana di Ergonomia per il 3 dicembre dalle 9 alle 13. Il 2 dicembre invece, dalla 9 alle 14, sarà la volta di CLP_REACH_2020 COVID Rischio chimico nei luoghi di vita e di lavoro. Organizzato da Regione Emilia-Romagna, INAIL, Azienda USL di Modena – Dip. di Sanità Pubblica, il convegno ha l’obiettivo di fornire, alle imprese e a tutti gli attori della prevenzione, le conoscenze in materia di attuazione dei regolamenti e di tutte le normative che è necessario applicare per soddisfare le esigenze di tutela dei lavoratori nell’ambito dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19.
E non mancheranno certo i temi tradizionali di Ambiente Lavoro: il 2 dicembre, dalle 14 alle 16, si svolgerà il seminario Sicurezza 4.0. Innovazioni tecnologiche e applicazioni per migliorare la salute e sicurezza dei lavoratori, a cura dell’ Istituto Ambiente Europa: sono potenzialmente enormi gli impieghi delle nuove tecnologie nella prevenzione e nel contrasto del fenomeno infortunistico. Ma a che punto sono le imprese in questo campo? Ovviamente il programma prevede un’ampia sezione dedicata all’innovazione tecnologica, agli ausili per la protezione e alle risposte del mercato sollecitato dalla pandemia, alla sicurezza in agricoltura, alla sicurezza stradale e all’antincendio, senza trascurare il binomio che esiste tra malattie professionali e costi a carico del nostro sistema di previdenza. E a proposito di previdenza, Ambiente Lavoro metterà al centro del dibattito proprio i nuovi necessari assetti anche, e soprattutto, alla luce dei rischi da esposizione al virus a cui sono esposte particolari categorie di lavoratrici e lavoratori. Si è detto e scritto infatti molte volte che sarà inevitabile, una volta risolta la situazione emergenziale in cui ora ci troviamo, riflettere sulla necessità di cambiamenti che diventino strutturali e che tengano conto di ciò che durante la pandemia stiamo imparando. Per farlo Ambiente Lavoro ha organizzato, in collaborazione con l’Associazione Lavoro&Welfare, il convegno La previdenza come strumento di prevenzione (1 dicembre, dalle 14.30 alle 17) che si aprirà con una relazione introduttiva di Cesare Damiano, presidente dell’Associazione Lavoro&Welfare. Alla successiva sessione istituzionale è stata invitata la Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, mentre Franco Bettoni, presidente Inail e Marialuisa Gnecchi, vice presidente dell’ INPS hanno già confermato la loro partecipazione. Preceduta da una relazione tecnica dell’avv. Maria Giovannone dell’Associazione Lavoro&Welfare, dalle 16.50 prenderà il via la tavola rotonda delle parti sociali. Al confronto è stato invitato il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, e hanno già confermato la loro partecipazione il Segretario CGIL Maurizio Landini, il Segretario CISL Angelo Colombini e il segretario UIL Pierpaolo Bombardieri.
Ma Ambiente Lavoro ha fatto di più: ha messo a disposizione una vera e propria cassetta degli attrezzi, disponibile sui suoi canali di comunicazione, dedicata ai professionisti della sicurezza e a chiunque voglia conoscere come e attraverso quali competenze è possibile difendersi e contrastare la diffusione della pandemia sui luoghi di lavoro. Si tratta di documenti, normative, video studi e ricerche messe a disposizione gratuitamente e accessibili qui: https://fiera.ambientelavoro.it/toolbox-covid19/. I temi ci sono tutti, dalle tante soluzioni che il mercato ha prodotto per la sicurezza e l’igiene, fino alla normativa e alla gestione dei diversi tipi di dispositivi di protezione da adottare sui luoghi di lavoro.

Comunicato stampa Fiera AMBIENTE LAVORO

l’Ufficio stampa
3406288237

Tutti gli aggiornamenti sono disponibili sul sito di Ambiente Lavoro https://fiera.ambientelavoro.it/
L’appuntamento con Ambiente Lavoro è dal 1° al 3 dicembre: basterà iscriversi sulla piattaforma digitale https://digital.ambientelavoro.it/login per seguire tutti i lavori, i seminari e i corsi di formazione.

Scarica il comunicato in pdf